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Riflessioni in Back Galley

Riflessioni in Back Galley #2 – La sindrome di Ulisse

“…e Ulisse passava i giorni seduto sugli scogli, consumandosi a forza di pianti, sospiri e pene, fissando con i suoi occhi il mare sterile, piangendo incessantemente…” 

Omero, Odissea

Ti svegli la mattina e appena capisci dove ti trovi, ti chiedi “Ma che ci faccio qui?”.

E’ come se fossi stato catapultato in un mondo strano, diverso, come se fossi protagonista di un film che supera tutti gli ostacoli, poi arriva il lieto fine. Titoli di coda?

Questi titoli di coda non arrivano mai.

Sindrome di Ulisse - L'assistente di volo

Passano mesi, anni e ti ritrovi nella stessa stanza, nella stessa città, nella stessa realtà che avevi accolto con entusiasmo, ma che scopri non essere tua.

Ti manca casa.

“Però in Italia il caffè è più buono!”

“Però noi in Italia la facciamo così la carbonara”. Ti dici e gli dici.

Non sei a casa.

 

Molti di noi hanno scelto o si sono “ritrovati” in un paese straniero.

Come me e come molti miei colleghi assistenti di volo.

La prima domanda che fai e che ricevi quando lavori con un nuovo equipaggio è: “Non vorresti ritornare?”. Quasi con la speranza che una risposta positiva ti faccia sentire meno solo.

Ma perché ci sentiamo così?

La prima spiegazione che mi sono data è che sono una persona di natura insoddisfatta, malinconica, che si è arresa alla difficoltà della vita.

Poi ho scoperto che molte persone vivono i miei, forse nostri, stessi tormenti.

Sindrome di Ulisse - L'assistente di volo

 

Di cosa si tratta?

Negli ultimi vent’anni, gli psicologi hanno studiato questa condizione che in molto casi si traduce in versioni più gravi, fino a portare il paziente a soffrire di disturbi psicosomatici.

Questa condizione è chiamata “sindrome di Ulisse”.

 

 

Qualunque sia il paese di destinazione, andare a vivere all’estero è un evento che sconvolge fisicamente e psicologicamente la persona coinvolta e questo più provocare squilibri emotivi che portano a idealizzare il paese d’origine e denigrare il paese ospitante provocando insofferenza, solitudine, estraneità.

Chi soffre di questi sintomi ricorda la madrepatria come la terra promessa, che è bellissima e che non ha difetti. Dimenticandosi dei motivi per cui la si è lasciata.

Il paese di destino invece come un inferno dantesco, dove ad ogni girone incontri peccatori da cui vuoi scappare.

Questo risulta in un autoisolamento, rifiuto di tutto ciò che appartiene al paese ospitante, rifiuto ad imparare la lingua del posto, distanza dagli autoctoni.

Ci sono molti miei amati colleghi che non hanno voglia di integrarsi o che non ci riescono. Questo è doloroso.

Sindrome di Ulisse - l'assistente di volo

Come superarla?

In caso in cui la sindrome prenda forma di disturbi psicosomatici, è bene rivolgersi ad uno specialista. Clicca qui.

Per il resto, secondo la mia esperienza, potrebbe aiutare:

  1. Un’autoanalisi per capire le ragioni di questo disagio;
  2. Parlare con amici fidati e parenti.  Oppure con colleghi che vivono la tua stessa situazione.
  3. Crearsi degli hobby aiuta. Se ami andare in bici, cerca gruppi che lo fanno. Se ami la palestra, iscriviti! Sono sicura che conoscerai un sacco di persone. Ami leggere: cerca circoli di lettura.
  4. Imparare la lingua, o almeno sforzarsi di farlo, aiuta molto. Anche perché ti aiuta a creare dei legami interpersonali con le persone del posto.

E i luoghi speciali li fanno le persone.

 

Per approfondimenti:

Migrazione e salute mentale – sindrome di Ulisse

Expat che si ammalano – la sindrome di Ulisse

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