aviazione e LGTBQ+
Riflessioni in Back Galley

Il mondo dell’aviazione e la comunità LGBTQ+

II mese di giugno è stato il #PrideMonth. Un mese dedicato alla comunità LGTBQ+, che mette sotto i riflettori le difficoltà, le discriminazioni, ma anche le gioie di far parte di questa famiglia.

Lo scopo è di sensibilizzare le persone che sanno poco sull’argomento ad informarsi e incoraggiare coloro che ne vogliono far parte a creare connessioni con altri membri.

Io trovo che la comunità LGTBQ+ sia una delle più interessanti e potenti che hanno trovato nel mondo digitale un porto sicuro a cui attraccare, una famiglia che capisce e che sostiene.

LGTBQ+

Anche il mondo del lavoro si sta adattando a questi cambiamenti, mostrando di supportare l’inclusione di genere, di reprimere ogni discriminazione e di dare la libertà di esprimere la propria identità.

Uno tra tutti è il mondo dell’aviazione, che è entrato a contatto con la comunità queer molto prima di altri settori lavorativi, mostrando sostegno e inclusione già dai primi anni 70.

1.La comunità LGTBQ+ e l’aviazione

Ho sempre trovato il mondo dell’aviazione molto accogliente verso il mondo queer: i colleghi che ne fanno parte considerano l’ambiente della cabina amorevole ed accogliente verso qualunque tipo di diversità.

Molti studi, infatti, sostengono la mia tesi dimostrando che il mondo dell’aviazione è uno dei settori che ha fatto più passi in avanti per favorire l’inclusione, mostrando un fervido supporto per la comunità LGTBQ+.

Ovviamente non è sempre stato così: l’aviazione agli albori del suo successo era un settore pregno di maschilismo che considerava il dipendente donna come un fenomeno da baraccone dedito all’attrazione del cliente.

La hostess di volo era usata per attirare la clientela maschile a bordo.

Per saperne di più, leggi la storia:

  1. Da Hostess a Assistente di volo – 80 anni di Storia
  2. Anni ‘60 – quando gli annunci per hostess di volo erano sessisti

 

Una svolta si ha negli anni 70, quando appaiono i primi steward a bordo delle migliori compagnie; tuttavia la loro vita lavorativa non è stata facile come si può immaginare.

Consideriamo che in passato c’era a molta differenza tra lavori da maschi e lavori da femmine e il lavoro da hostess era visto come promiscuo, la figura professionale era oggettivizzata e utilizzata per attrarre clientela maschile a bordo.

Per cui, coloro che venivano assunti per lavorare come assistenti di volo sentivano il peso del giudizio altrui per svolgere una professione tradizionalmente da donne.

Gli assistenti di volo gay invece, nonostante le numerose difficoltà, si sono fatti spazio nel mondo del lavoro creando un ambiente aperto e disponibile verso le differenze di genere.

In uno studio condotto da Phil Tiemeyer si evince che la comunità gay degli anni 70 trovasse che la professione facilitasse il loro coming out e l’incontro con altri membri della stessa comunità.

Oggi gli steward e le hostess provengono da culture e religioni differenti, parlano lingue straniere, hanno orientamenti sessuali diversi e una percezione della loro identità di genere non eterocentrica: e va bene così.

Operare un volo con un equipaggio è un po’ come creare una famiglia, dove la diversità è una ricchezza.

 

Tuttavia, l’apertura verso l’espressione dell’identità di genere ha ancora bisogno di grosso lavoro per intraprendere una vera e propria rivoluzione: la queer friendliness è peculiarità degli assistenti di volo;

Le altre professioni come tecnici, ingegneri, piloti, controllori di volo, ramp agent, hanno ancora lavoro da fare.

2. E nella cabina di pilotaggio?

Nonostante tra gli assistenti di volo, l’apertura all’inclusione si fa sempre più forte, il mondo che si nasconde dietro la cabina di pilotaggio è ancora un passo indietro.

L’intervista ad uno dei piloti più seguiti su Instagram, PilotPatrick, evidenzia come la comunità LGTBQ+ sia ancora lontana dalla cabina di pilotaggio.

“Donne e persone di colore non fanno parte della cabina di pilotaggio. Avevo 21 anni. Non avevo mai sentito nessuno fare un’affermazione come questa! Per gli assistenti di volo è diverso – è percepibile la loro diversità. Ma all’interno della cabina di pilotaggio, è tutta un’altra storia.” Afferma il nostro pilota.

Grazie ai social, come Instagram, cerca di promuovere l’inclusione all’interno del cockpit e cerca di dimostrare che anche un lavoro considerato “maschile” può essere aperto al mondo queer. 

Soprattutto, afferma PilotPatrick, cerca di ispirare coloro che vogliono intraprendere questa carriera, ma che facendo parte della comunità LGTBQ+ non si sentono accettati.

 

A dimostrazione della potenza della comunità queer nel mondo dell’aviazione è la nascita nel 1990 della NGPA, la National Gay Pilot Association, la più grande associazione di lesbiche, gay, transgender, bisessuale e queer.

E tu cosa ne pensi della comunità queer nel mondo dell’aviazione? Credi che sia davvero così aperta come lo si fa credere?

Raccontami la tua esperienza nei commenti!

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